27/3/2008 - La parte del leone questa volta spetta ai migliori marciatori e maratoneti azzurri che hanno scelto l’Africa come luogo di ritiro in preparazione dei prossimi impegni con la Nazionale: la Coppa del Mondo di marcia in Russia, a Cheboksary, e le Olimpiadi di Pechino.
Tra gli atleti volati a Windhoek, capitale della Namibia, il marciatore giuliano Diego Cafagna ed i campioni olimpici Stefano Baldini ed Ivano Brugnetti per svolgere una sessione di allenamenti in altura della durata di venti giorni, sotto la guida dello staff tecnico della Nazionale.
Una volta in aereo il marciatore triestino ha scoperto con piacere che avrebbe condiviso questa esperienza in terra africana con una concittadina, infatti nella spedizione azzurra erano presenti anche gli atleti del triathlon e quindi Daniela Chmet, campionessa della specialità.
Come mai la scelta della Namibia come sede del ritiro?
“L'altitudine di 1800-2000 metri è ideale per la preparazione – spiega Cafagna - ed il clima è ottimo, dai 25° ai 30°, inoltre c’è soltanto un’ora di differenza di fuso orario”.
Come si svolgono le vostre giornate di allenamento?
”Maciniamo chilometri dalla mattina alla sera con medico e coach che controllano le nostre prestazioni, alla sera arriviamo “cotti” ma contenti, sempre con il pensiero delle prossime gare… La mattina allenamento in mezzo alla savana, poi un buon massaggio ed un tuffo in piscina. Nel pomeriggio il secondo allenamento per poi ritrovarsi tutti assieme a cena e fare quattro chiacchiere… di atletica naturalmente! Nel tempo libero cogliamo l’occasione per conoscere la realtà locale, oltre che riposare e migliorare l’abbronzatura”.
Per quanto riguarda l’alimentazione seguite una dieta particolare?
“Mangiamo molta carne… strana! E poi poca pasta, anche perché è quasi immangiabile. L’altro giorno abbiamo marciato vicino alle giraffe, con un tramonto di quelli che si vedono solo in Africa, e poi tutti assieme a mangiare carne di oryx (un tipo di antilope) in mezzo alla savana, con maratoneti e triatleti.”

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Cafagna e Brugnetti sulle strade africane
I maratoneti azzurri nel corso degli allenamenti sono affiancati da un gruppo di atleti namibiani; anche i marciatori però sono in buona compagnia, incitati dalle persone locali e spesso accompagnati da ragazzini che corrono loro accanto.
“Vedere come vivono e si allenano gli atleti namibiani” – racconta Cafagna – “ci fa veramente apprezzare la fatica e la voglia di fare sport: scalzi, stanchi ma con tanta voglia di lottare! Tutti i giovani dovrebbero vedere cosa vuol dire faticare per poter sopravvivere ed uscire dalla povertà grazie allo sport. Questo sicuramente ci aiuterà nella preparazione per questa Olimpiade”.
Qual è la tua posizione riguardo le contestazioni che stanno caratterizzando l’apertura di questi Giochi Olimpici?
“Non posso restare indifferente alle notizie drammatiche che sopraggiungono dal Tibet, ma come atleta ritengo di avere prima di tutto il dovere di impegnarmi al massimo nell’aspetto sportivo, sono infatti convinto che lo sport, ed in particolare i Giochi Olimpici che ne sono la massima espressione, debba essere soprattutto un mezzo di unione per superare ogni barriera e portare un messaggio positivo. Questo non vuol dire che certi problemi debbano essere ignorati, ma è doveroso vengano gestiti e risolti in altre sedi e con altri mezzi”.
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